Non sono una complottista. Semplicemente non mi va di allinearmi al pensiero dominante, e se questo vogliamo chiamarlo complottismo allora ok lo sono, visto che in questa omologazione non abbiamo saputo trovare altre parole e abbiamo bisogno di incasellare ogni soggetto, ogni pensiero. C’è un uso sconsiderato della geoingegneria. E noi vediamo solo la punta di questo abuso che i giornali subito si affrettano a etichettare come eventi frutto del cambiamento climatico. In realtà si sta delineando una guerra destinata a spostarsi sulle risorse e sul ricatto climatico per giustificare la concentrazione delle risorse alimentari in poche mani. Ogni mese che passa, ogni anno che si sfoglia dal nostro calendario, assistiamo ad un crescendo di notizie allarmanti nelle quali l’emergenza sostiene il diritto di pochi a distribuire cibo e risorse alimentari e agricole secondo calcoli che non rispecchiano le reali necessità dell’umanità. Quanta arroganza! Abbiamo rivoluzionato l’agricoltura spingendola a produrre quantità di cibo incredibili nell’ottica di riuscire a sfamare il pianeta.
Ma, guarda a caso, la fame nel mondo aumenta ogni anno di più. Certo, anche la popolazione aumenta, ma le quantità di cibo destinato alle popolazioni più povere rimane pressoché invariato, mentre aumenta in modo vergognoso il cibo destinato alle popolazioni più ricche.
Basterebbe anche solo smettere di espropriare i contadini indigeni della Tanzania, dello Zimbawe o del Kenya dalle loro terre, in quanto la loro sopravvivenza dipende da “questa terra” che con semplicità coltivano ogni giorno. Si chiama “sovranità alimentare” e consente di produrre molti meno poveri se in nome della finanza climatica che oggi ha certificato ufficialmente l’uso dei Crediti di Carbonio non venisse rubata loro la terra per alimentare questi meccanismi perversi prodotti dai nostri sistemi di compensazione green. La natura ha un suo senso, un suo ciclo, una sua gratuità. Nonostante tutto vogliamo imporle un prezzo come se il nostro sistema fosse l’unico giusto e infallibile, esportabile ovunque e capace di controllare anche la stessa natura. Anzi, nostra Madre Natura che ride di noi, piange i suoi morti ma sempre ci aspetta.