l mio compagno è un indio guaranì. Ha vissuto in confine tra la selva brasiliana e la civiltà. Tanti racconti. Questo in sintesi è uno dei miei preferiti.
Un giorno arriva da me Josuè Xavante che mi dice che stavano arrivando dei religiosi nella sua comunità. Mi chiede di assisterlo perché conosco la lingua. Accetto.
Ci troviamo fuori dalla comunità. I due religiosi arrivano con quattro poliziotti. Con fucili e tutto il resto. Erano armati. Chiedo loro se andava tutto bene e mi rispondono che sì, andava tutto bene.
– A cosa si deve questa bella visita? – domando.
– Stiamo portando un messaggio della Chiesa per la vostra comunità-
– E qual è il vostro messaggio? – Domando. Josuè stava con me assieme ad altri due capi. Avevano messo tutta la loro fiducia in me perché sapevano che quel mondo era anche il mio.
– Un messaggio di pace, certamente- mi rispondono.
– Dio proteggerà la vostra comunità, la vostra famiglia, i vostri figli, tutto il mondo- il prete era già partito con tutto il suo discorso, e io l’ho lasciato fare.
Gli chiedo – Mi da una definizione di Dio?- mi guardano allibiti.
– Sì, com’è questo Dio che porta protezione?-
– È un Dio che protegge voi, la vostra famiglia…- e ricomincia con il suo discorso. E i guerrieri che stavano con me ascoltavano, vestiti di arco e freccia. Il problema è che si erano presentati con l’autorità, cioè la polizia, e gli indigeni sanno bene che l’autorità non è mai stata giusta con loro.
– Mi da una definizione di Dio, così io spiego a loro-
– Bene. Dio è tutto quanto-
– Un attimo solo che spiego ai miei compagni- e mi rivolgo a Josuè e ai guerrieri.
– Può continuare per favore?- rivolgendomi ai preti con cortesia.
– Dio ha creato tutto. Ha creato il cielo, le stelle, il sole che ti illumina, la luna. Il radiante giorno e tutto questo che voi state vedendo-
Lo fermo un attimo perché dovevo tradurre ai miei compagni.
– E loro sono i suoi messaggeri-
– Mmm –
– Poi ha creato la sabbia che stai pestando, gli alberi, anche quello lì piccolino- e indicavo un alberello piccolino.
– No – mi dice l’indio- quello non lo ha fatto lui-
– Secondo i messaggeri invece sì- allora scoppiano tutti a ridere, con molta delicatezza.
– Bene- mi rivolgo nuovamente ai preti- volevo chiederti se Dio tu lo hai anche visto-
-Dio è molto ampio- mi rispondono.
-Mmm. Ok, non lo conosci. Non lo hai visto- rispondo.
– No, non volevo dire questo- si corregge il prete.
Quindi traduco agli indio -Lui porta il messaggio di Dio che però non conosce di persona-
– Come non lo conosce? – mi chiede Josuè -ma che cazzo è venuto qua a dirci se poi non lo conosce? E secondo lui ha costruito tutto quanto sta attorno a noi. E lui non sa chi è? – non credeva alle sue orecchie.
Mi rivolgo nuovamente al prete – Ma il messaggio vostro?
– Pace! – mi dicono – e la vostra preghiera va a fare unire la vostra comunità con il nostro Dio che così proteggerà voi e le vostre famiglie.
– Mmmm – rispondo – facciamo così – guardandolo dritto negli occhi affinché capisse che quello che loro ci stavano dicendo, per le cose che avvenivano in selva tutti i giorni, non era credibile – Intanto non parlarmi di Dio se non lo conosci. Poi. Noi proveremo a fare una preghiera, un rito e a partire da quello, vedremo se si realizza questa protezione del tuo Dio-
Josuè mi chiede un’opinione, e io gli dico esattamente quello che avevo detto ai preti, ossia che avremmo fatto una prova anche se, a parere mio, si stavano sbagliando.
Erano passati tre mesi, e la comunità aveva subito diversi attacchi dai mercenari.
I preti volevano ritornare ma io non gli ho permesso di avvicinarsi alla comunità. E gli ho detto cos’era successo in quei mesi: avevamo pregato, riposto la nostra fiducia ma tutto questo non era stato sufficiente a fermare gli attacchi dei mercenari. E così gli ho chiesto di non tornare più perché non era necessario, non era il messaggio giusto per noi.