Giorni fa, prima di prendere il treno ho avuto il tempo di farmi un thè caldo. Sono giorni ancora molto freddi e attendere sui binari non è piacevole. Così sono entrata in un bar della stazione, ho ordinato e sono andata a sedere ad un tavolo vicino alla porta d’entrata. Avevo bisogno di scrivere e intanto di controllare delle cose nel telefono ma con la coda dell’occhio vedevo una figura seduta davanti a me, oltre al tavolo che mi dava le spalle e che costantemente si alzava e usciva per poi ritornare. Ho lasciato per un attimo il mio lavoro e mi sono prestata ad osservare quella figura.
Era una donna molto anziana, capelli grigi e ordinati senza troppa cura. Era avvolta in un piumino semplice, dignitoso. Affianco alla sua sedia stava un carrellino con una vecchia borsa di plastica e altre cose appoggiate sopra, malamente fermate con corde elastiche. Era un senzatetto, anche lei rifugiata nel bar per stare al caldo ma con questa bizzarra anomalia di uscire ogni tre quattro minuti per andare fuori dal bar e guardare tra la gente, come se fosse in attesa di qualcuno, e poi ritornare nel bar andando a sedersi al suo posto, accanto al suo carrellino.
Com’è la vita di un senzatetto a sessant’anni, o a settanta come sembrava avere quella donna?
È possibile vivere? Come si vive? Cosa si aspetta? Dove si vive?
Quante cose non vediamo attorno a noi. Consideriamo normali. Il rigurgito di una grande città. Il normale arredo di una grande città. Ma se si pensa che il mondo nel quale noi viviamo è gratis e originariamente a disposizione di tutti allora quello che vedo non è più da considerarsi normale. La natura non si è mai data un prezzo, un codice a barre. L’uomo e il suo sistema ha creato e applicato tutto ciò. E adesso sta cercando di imporlo ovunque facendo sentire chi lo rifiuta come fuori dal mondo. Ma non è normale considerare l’essere umano un consumatore. Questa vecchia donna non consumerà mai. Ma gratuitamente è stata messa al mondo. Anche se adesso la sta pagando molto cara.